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La danzatrice di Seul: la straordinaria vita di una donna tra Oriente e Occidente

La danzatrice di Seul

La storia di una donna orientale in occidente, che alla fine sentirà di non appartenere più a nessuno dei due mondi; sullo sfondo le vicende di un regno che si avvia alla sua fine: “La danzatrice di Seul” è tutt’altro che un romanzo d’amore.

Il libro

Yi Jin ha solo 5 anni quando rimane orfana e viene accolta da donna Suh; ha solo 5 anni quando entra alla corte Joseon per la prima volta.
Qui fa breccia nel cuore della regina, che, persa da poco la sua bambina, proverà un amore quasi materno nei suoi confronti.
Jin è bellissima, ma è anche una donna intelligente, curiosa e dotata di capacità di apprendimento fuori dal comune; questo la porterà presto a diventare la migliore danzatrice di tutta la Corea.

Il destino però riserva a Jin una vita diversa. Tutto cambia quando Victor Collin de Plancy, un diplomatico francese, la osserva danzare ad un banchetto di corte e si innamora perdutamente di lei.
Victor sa bene che una damigella di corte non può lasciare il palazzo, ma trova comunque l’ardire di chiedere al re la mano di Jin. Il re, manovrato dalla regina, che oramai prova gelosia nei confronti di Jin e teme che la fanciulla possa portarglielo via, concede il suo permesso.

Jin inizia quindi una nuova vita a Parigi, dove rimane sbalordita dalla libertà delle persone e affascinata dalla cultura e dall’arte di questa città.
Ma la verità è che presto si accorgerà che non potrà mai davvero integrarsi in quel Paese, che verrà costantemente guardata con curiosità da tutti come una delle tante meraviglie orientali arrivate in Occidente.

Naturalmente Jin sapeva di costituire uno spettacolo agli occhi dei parigini. Che ovunque andasse tutti la guardavano. […]
E fu grazie a quegli sguardi che Jin capì che non sarebbe mai diventata una di loro

La danzatrice di Seul. Kyung-Sook Shin

La recensione

“La danzatrice di Seul” è stato il mio primissimo approccio alla letteratura coreana.
Si tratta dell’ultimo libro di Kyung-Sook Shin, la prima donna e la prima coreana a vincere il Man Asian Literary Prize, nel 2012 con “Prenditi cura di lei”.

Al termine del libro l’autrice narra come si sia imbattuta nella figura di Jin leggendo un libro della dinastia Joseon, dove si menziona una danzatrice di corte portata in Francia come moglie di un diplomatico francese in Corea. Ha fatto quindi delle ricerche approfondite sia in Corea che in Francia, senza trovare traccia del nome di Jin. Ha così deciso di dare vita alla danzatrice tramite le sue parole, con l’intento dichiarato di non scrivere un romanzo storico

Sebbene l’intento non fosse quello spesso sono presenti delle digressioni storiche sulla situazione coreana alla fine dell’800, con le quali ho fatto un pochino di fatica non conoscendo quasi per niente queste vicende (che dopo questa lettura mi sono ripromessa di approfondire).
Questo, unito alla presenza di riferimenti ad eventi passati di cui il lettore non è a conoscenza seguiti da rapidi ritorni al presente, hanno reso la lettura non sempre intuitiva.
Nonostante questo ho però ritrovato e apprezzato quello stile che spesso mi ha colpito negli scrittori orientali; un linguaggio delicato e raffinato, che riesce ad evocare nella nostra mente l’ambientazione che descrive; la presenza di sentimenti profondi, spesso strazianti, narrati con compostezza.

Quello che colpisce di più è però la profonda psicologia dei personaggi, sui quali ovviamente svetta la protagonista.
Non si può fare a meno di provare un profondo amore per Jin, una donna bellissima, eterea, tratteggiata così bene che si riesce quasi a vederla danzare.
Alla delicatezza dei suoi gesti fanno da contraltare i suoi forti sentimenti, il suo dolore straziante. Nonostante la curiosità per la cultura francese e l’impegno che mette nell’imparare tutto ciò che è necessario per vivere lo stile di vita parigino, capisce ben presto che non potrà mai appartenere a quel mondo; si sentirà come uno di quegli oggetti preziosi custoditi al Louvre e che la gente guarda con curiosità; le rimarrà sempre il dubbio che anche per Victor, l’uomo per il quale a modo suo ha provato qualcosa di forse simile all’amore, sia soltanto l’ennesimo trofeo, e questo porterà alla sua lenta distruzione.

Vorrei anche dedicare qualche parola al suo rapporto con la regina; una donna sola, imprigionata nel palazzo, costantemente attanagliata dalla paura per la sua vita e per quella del figlio. Si è vista quasi costretta ad allontanare Jin per la paura di perdere anche l’affetto del re; ho visto questo gesto come qualcosa che non poteva evitare, che è stato sofferto a lungo in quanto Jin era quasi una figlia per lei. Da quel gesto scaturirà comunque parte del dolore di Jin perché in fondo anche lei la considera come una madre.

Trovo che a modo suo ciascun personaggio sia ben tratteggiato, anche i personaggi minori che ruotano attorno all’esistenza di Jin; ho però avuto la sensazione che non venisse mai detto tutto, che alcuni di loro rimanessero sfuggenti.
Così sono stata spesso in bilico, come la stessa Jin, tra il ritenere Victor davvero innamorato e pensare che invece Jin fosse per lui solo l’ennesimo pezzo da collezione.

Sul viso di Blanc scese un’ombra. […] Comprendeva il desiderio di Victor di sposare Jin, ma in tutta coscienza non poteva permettergli di fare ciò che voleva. Temeva che Victor pensasse a Jin come a una perla o a una zanna d’avorio strappata all’Indocina.

La danzatrice di Seul, Kyung-Sook Shin

Alla fine “La danzatrice di Seul” è un romanzo che ti entra dentro, che dopo qualche difficoltà iniziale ho fatto fatica a smettere di leggere e dal quale non mi sarei voluta separare così presto.
E voi avete familiarità con la letteratura coreana? Avete letto o leggereste questo romanzo? Fatemelo sapere nei commenti e condividete il post per farlo conoscere ad altri!

Amo il tè caldo, il profumo dei dolci alla cannella e le luci di Natale. Immagino spesso la vita nel passato e sogno ad occhi aperti diverse vite future, cercando di imparare a godere del presente. Adoro alla follia l'Estremo Oriente e le sue storie. Penso spesso che vorrei vivere in Giappone. Credo che l'amore e la gentilezza possano cambiare il mondo.

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